il laboratorio continua

il ‘laboratorio’ continua su ‘PICCOLI PAESI’

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il blog della nuova ruralità

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http://piccolipaesi.wordpress.com/

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aggiornamenti sul familismo amorale

il posto il favore le mani sui coglioni
accompagnare con la macchina i figli a scuola
leggere il giornale sportivo sul frigo del bar
gettare le carte per terra
organizzare con cura la cresima dei figli
fare e ricevere regali orrendi
andare a messa senza crederci
dimenticare i morti
votare gli imbroglioni
uscire alle feste patronali e le sere di agosto
parlare male di chi fa qualcosa di buono
e così via
furiosamente lontani dalla dignità
dalla poesia.

*

p.s.

questo mio testo è uscito qualche giorno fa sulla bacheca di roberto saviano ottenendo 2273 “mi piace”, 797 condivisioni, 141 commenti…..

***

sono appena tornato dalla lucania, dove ho partecipato all’incontro con il dalai lama. domani 26 giugno giornata paesologica a cava dei tirreni, con proiezione di terramossa, ancora proiezione di terramossa il 27 a guardia lombardi. il 28 comincia la scuola di paesologia ad auletta—

ieri sera bellissima accoglienza a locorotondo….

carbonaria e aliano

domenica ad andretta abbiamo parlato di carbonaria e del festival di paesologia.

carbonaria si fa ad aquilonia, dal primo al 13 agosto

la luna e i calanchi si fa ad aliano, dal 7 al 9 settembre

ad aliano c’è un primo sopralluogo il 9 giugno, in occasione del premio carlo levi che mi sarà consegnato per terracarne.

il 23 settembre presenteremo il progetto alla cittadinanza.

la giornata a conza e poi ad andretta ha avuto un finale molto intenso nella pizzeria di rocco. emozioni e leggerezza…..

 

Di mestiere faccio il paesologo

Quand’era il modello culturale dominante, il mondo contadino era un giogo chiuso ed oppressivo di regole dettate dal ritmo della terra. Nato per zappare, da famiglie di zappatori, l’individuo aveva poca scelta per il suo avvenire. Il paese, luogo dell’immobilismo, immobile a sua volta, decideva ogni cosa al posto tuo. I ritmi della giornata sottostavano quieti ai rintocchi di un campanile che poca ombra faceva nei meriggiare senza nuvole. Quelli della vita li scandiva, invece, il ciclo delle stagioni con le sue piogge e i suoi venti secchi, con la neve e le foglie cadute tra i campi. Il lavoro era sudore, di quello che non ti viene Continua a leggere

Di mestiere faccio il paesologo

Quand’era il modello culturale dominante, il mondo contadino era un giogo chiuso ed oppressivo di regole dettate dal ritmo della terra. Nato per zappare, da famiglie di zappatori, l’individuo aveva poca scelta per il suo avvenire. Il paese, luogo dell’immobilismo, immobile a sua volta, decideva ogni cosa al posto tuo. I ritmi della giornata sottostavano quieti ai rintocchi di un campanile che poca ombra faceva nei meriggiare senza nuvole. Quelli della vita li scandiva, invece, il ciclo delle stagioni con le sue piogge e i suoi venti secchi, con la neve e le foglie cadute tra i campi. Il lavoro era sudore, di quello che non ti viene Continua a leggere

Di mestiere faccio il paesologo

Quand’era il modello culturale dominante, il mondo contadino era un giogo chiuso ed oppressivo di regole dettate dal ritmo della terra. Nato per zappare, da famiglie di zappatori, l’individuo aveva poca scelta per il suo avvenire. Il paese, luogo dell’immobilismo, immobile a sua volta, decideva ogni cosa al posto tuo. I ritmi della giornata sottostavano quieti ai rintocchi di un campanile che poca ombra faceva nei meriggiare senza nuvole. Quelli della vita li scandiva, invece, il ciclo delle stagioni con le sue piogge e i suoi venti secchi, con la neve e le foglie cadute tra i campi. Il lavoro era sudore, di quello che non ti viene Continua a leggere

CI HANNO RUBATO IL VENTO

Quando è uscito Controvento, ultimo libro di Antonello Caporale, ho pensato che era un’ottima occasione per aprire un dibattito in Irpinia sul tema trattata dal libro: non l’energia eolica, ma il modo in cui è stato avviato e continua ad andare avanti il suo sfruttamento. Sono passati molti mesi senza che si muovesse una foglia, insomma Controvento si è trovato di fronte il vento della rassegnazione e della sfiducia: nessuna iniziativa nei paesi dell’Irpinia d’Oriente, che ormai è la capitale nazionale per questo tipo di attività. Continua a leggere

la banalità del bene

quando sono andato a registrare alla rai le poesie che adesso stanno andando in onda

il curatore mi ha detto che sicuramente avrei avuto molte telefonate. io gli ho detto che si sbagliava, che non mi avrebbe telefonato nessuno. e così è stato. in verità neppure io mi sono preoccupato di vedermi. ho considerato l’evento in qualche modo trascurabile, per una sorta di conformismo al disincanto. si può trafficare con la poesia ma a condizione che resti un fatto tuo privato. la dimensione pubblica deve essere riservata a ben altri tempi: pensate all’incredibile ronzio mediatico intorno alla neve a roma.

quello che voglio dire è semplicemente che non dobbiamo cedere il nostro entusiasmo per adeguarci a chi vuole ridurre la vita a una serie di incombenze e divertimenti. in me non c’è questa partizione. è un’avventura che non ha un’attimo di tregua, è una vicenda colossale e la poesia mi pare una delle poche possibilità che abbiamo di registrare in maniera non banale il nostro essere qui. certo che ce ne sono anche altri, ma quando sono volti al bene hanno lo stesso destino della poesia…..

armin