FRANCO ARMINIO
FRANCO ARMINIO
19 febbraio 1960, Bisaccia (AV) via Caravaggio, 1 – 83044 Bisaccia
Tel. 0827 89259 388 7622101 - e-mail: farminio (@) libero.it
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Franco Arminio ha scritto quattro raccolte di versi tra l’ottantacinque e il novantasette. La prima, Cimelio dei profili, è stata finalista al premio Viareggio. Ha pubblicato versi e prose su tutte le più importanti riviste letterarie italiane (Nuovi Argomenti, Nuova Prosa, Riga, Smerilliana, Poesia, Il semplice). Suoi testi sono comparsi su libri e antologie tra cui segnaliamo Narratori delle riserve, edito da Feltrinelli, Eco e Narciso, edito da Sironi, il Dizionario delle idee, dei pensieri e delle opinioni edito da De Agostini.Ha pubblicato anche numerose plaquette tra cui L’universo alle undici del mattino per le edizioni Dif. Molto attiva anche la presenza in rete: collabora a Zibaldoni e a Nazione indiana, Primo Amore, La poesia e lo Spirito e a tanti altri blogIn prosa ha pubblicato Diario Civile, che raccoglie una parte della sua fittissima attività giornalistica su testate locali e nazionali, Viaggio nel cratere, che è stato recensito entusiasticamente da quasi tutti i quotidiani nazionali, e con cui Arminio ha avviato una nuova disciplina, la paesologia. Ed è proprio come studioso di luoghi che adesso svolge gran parte della sua attività collaborando assiduamente col mensile Gente Viaggi e con la redazione culturale del Corriere del mezzogiorno.Il suo ultimo libro, uscito nell’ottobre 2006 è Circo dell’ipocondria, accolto ugualmente con grande consenso dalla critica e dal pubblico (la prima edizione è stata esaurita in pochi mesi). A luglio del 2008 uscirà per le edizioni Laterza un libro che racconta l’Italia dei paesi intitolato “Vento forte tra Lacedonia e Candela”. Oltre alla scrittura, svolge anche attività di filmaker. Nel 2006 ha ultimato un documentario sui paesi irpini intitolato La terra dei paesi, realizzato per conto della Provincia. Nel 1998 ha realizzato insieme a Paolo Muran il documentario Viaggio in Irpinia d’oriente che è stato trasmesso più volte dalla tv satellitare Planete e ha partecipato con successo a numerosi festival internazionali.Come collaboratore del centro di ricerche Guido Dorso ha pubblicato un libro dal taglio etnografico intitolato Siamo esseri antichi. Dirige insieme ad altri il trimestrale L’Irpinia Illustrata. Come operatore culturale ha organizzato varie manifestazioni: Composita, Oratorio civile e soprattutto Altura. Quest’ultima manifestazione, segnalata più volte sui quotidiani nazionali, ha visto la partecipazione di musicisti e scrittori di valore tra cui Vinicio Capossela, Marco Lodoli, Antonello Salis, Gianni Celati, Ermanno Cavazioni, Paolo Nori. Come paesologo ha scritto testi su vari luoghi (Val Germanasca, Smerillo, San Cassiano, Castro dei Volsci, Apice e tanti altri) e ha partecipato a convegni e seminari in varie università tra cui il Politecnico di Milano e la cattedra di urbanistica dell’università di Firenze. Oltre alle performance letterarie, è stato chiamato a partecipare a incontri sui temi dei paesi e del paesaggio in vari luoghi, tra cui: Treviso (Fondazione Benetton) Asti, Lecce, Catanzaro (Accademia di Belle Arti), Padova, Fermo, Reggio Emilia. Ha avuto una rubrica di paesologia sul quotidiano L’Unità (con cui collabora alla pagina culturale) e una su Radio due. Attualmente sta lavorando a un documentario sull’Irpinia d’oriente intitolato “Le alture dell’osso”. Il regista Andrea D’Ambrosio la prossima primavera realizzerà un documentario sulla sua vita dal titolo “Di mestiere faccio il paesologo”. Franco Arminio non è mai stato candidato in alcune elezione, nemmeno quelle scolastiche (vive facendo il maestro elementare).Non ha mai avuto incarichi da enti pubblici, né svolto consulenze.La sua attività politica si è svolta all’inizio con la fondazione di un giornale locale che si chiamava Controra. Poi si è svolta animando alcuni comitati di lotta su questioni attinenti il territorio, specialmente la sanità. Attualmente è presidente della sezione del tribunale per i diritti del malato, sezione “Irpinia d’Oriente”.È animatore di un blog e di un’associazione chiamata “Comunità Provvisoria che svolge un’azione di risocializzazione; il blog è visitato da circa mille visitatori al giorno e gli incontri della comunità hanno partecipato tantissime persone.Ha da poco costituito insieme ad altri aderenti al PD un’associazione chiamata laboratorio democratico, con relativo blog
Allegati estratti da alcune recensioni a Viaggio nel cratere di Franco Arminio È un libro bellissimo, che unisce poesia e impegno civile: emoziona e fa riflettere….un’opera importante che segna un punto di non ritorno nella descrizione del meridione… forse un libro come questo, duro ma delicato, iroso ma sereno, spingerà finalmente qualcuno a raccontare con sguardo asciutto cosa è diventata nell’ultimo decennio l’Italia.
Marco Belpoliti, L’Espresso
“Quello che c’è è sempre tanto”, scrive Franco Arminio a pagina 61 del suo Viaggio nel cratere: un libro che t’apre la mente alla conoscenza e il cuore alla meraviglia perché quel “tanto”, Arminio lo cerca e lo trova dove nessuno vede alcunché.
Michele Trecca, La gazzetta del mezzogiorno
Arminio scrive dei suoi paesi con un linguaggio così denso di verità da non lasciare fiato…le sue escursioni all’interno del Meridione hanno il valore irrinunciabile di un bagno nella conoscenza reale dell’altrove, spogliato del glamour e del dark che vi aggiungono i filtri mediatici.
Enzo Verrengia, Stilos
Arminio ragiona come se ovunque fosse straniero, libero da ombre. Così confessa: “Riesco ad abbandonarmi ai paesi più di quanto faccia con le persone”. E, proprio nell’atto di abbandonarsi ai paesi, ci restituisce queste geografie dell’anima, e palpiti di una provincia che vede irrimediabilmente dissolversi le tinte forti della propria identità.
Francesco De Core, Corriere del mezzogiorno
Il viaggio inchiesta di Franco Arminio tra i pesi smarriti, ammutoliti della sua Irpinia, rappresenta al meglio ciò che la narrativa italiana può ancora ritrovare scavando a fondo….é il modo più attento e partecipe, quello dell’autore, per raccontare –con stile straordinario, tra cronaca e poesia- un’Italia che cambia lasciando indietro sacche di passato. Un viaggio desolato, realistico, scarno: Cristo ha mandato i cellulari ad Eboli, ma risuonano nello stesso vuoto che fece nascere il grande libro di Carlo Levi, a tratti accostabile a questo osservatorio dell’anima irpina d’importanza sociale davvero rilevante.Sergio Pent, Tuttolibri (La Stampa) La sua tecnica preminente, come nella sua produzione poetica, resta l’immagine che ha caratteristiche assolutamente uniche nel panorama italiano, l’unica forse che riesce al tempo stesso ad essere delirante e esatta, misurata e luminosa, tessendo trame fra punti remoti o attingendo bersagli lontanissimi con la precisione di un golfista.
Livio Borriello, Corriere
La sua macchina linguistica ha la straordinaria capacità di macinare tutto…Viaggio nel cratere rappresenta un’importantissima occasione per contribuire a rimettere in modo efficace il Sud nell’agenda politica e culturale di questo paese.
Donato Salzarulo, Piazza Libertà
“Qui si può solo descrivere e dire: così è la vita umana”, appuntò ludwig Wittgentstein a proposito del Ramo d’oro di James G. Frazer. La pagina di Franco Arminio invece a volte s’increspa in un’onda d’irrequietezza. Il suo sguardo da straniero rivela un senso di appartenenza non catastale ma mosso da un atto di amore verso la sua terra, verso un’occasione andata perduta.
Generoso Picone, Il Mattino
…lui è un Celati con l’Ofanto al posto del Po, un Chatwin con l’Irpinia al posto della Patagonia…
Camillo Langone, Il Foglio
Così quando ho preso il libro mi sono accorto che non solo si leggeva con piacere, ma che quei paesi, anche se lontani da me, un po’ come i sobborghi americani, mi riguardavano. Ho pensato: che bel ritratto dell’Italia.
Antonio Pascale, Diario
Un intento sistematico a comprendere che porta l’autore a trovare infine delle ragioni di speranza contrapposte al pessimismo della ragione. Anche questo è un aspetto del tutto inedito, rispetto alla produzione letteraria precedente, e che fa di questo libro una pietra miliare nella storia del nostro sud…Chi avrà la pazienza di seguire in filigrana queste riflessioni capirà molto sul Meridione, molto più di quanto si possa comprendere attraverso dieci saggi sulla questione meridionale. Questo libro ha unafunzione “catartica”. Dopo questa catarsi, come i cittadini di Atene dopo i “Persiani” di Eschilo, gli irpini dovrebbero riprendere in mano il loro destino, dovrebbero comprendere che una soluzione c’è, ed Arminio la offre.Paolo Saggese, Corriere Arminio entra nei paesi sfogliando storie e vistando tombe, le moltissime tombe, una alla volta. Con pazienza, senza fretta. Perché né la fretta né il rumore appartengono a questo libro.
Antonella Cilento, L’indice dei libri
Arminio è uno scrittore raro: scrive con tutto il corpo e si accorge di tutto quello che succede ai corpi altrui, di dentro e di fuori. L’incontro con uno scrittore che adoperi il corpo intero è un evento felice che non dà la felicità; regala invece la percezione salutare di quanto le cose siano complesse e oscure, misteriose nella loro chiarezza… secerne una lirica così asciutta e coriacea da diventare epica… Arminio è uno scrittore lacerato: è un impulsivo meditabondo il cui strumento di conoscenza è un’attenzione stravolta e stravolgente. È un ipocondriaco, ma i mali che descrive sono reali: ci mostra l’incapacità di costruire il presente, la nostra infelicità volontaria, la «modernità incivile». È un egocentrico, ma sa ascoltare come pochi. Ogni sua frase ci espone senza riparo alla frustata percettiva: impone lividi e custodisce una furia inesplosa.
Domenico Scarpa, Tuttolibri
È riuscito a trovare una sua strada molto personale. E non solo per l’intuizione di quel neologismo, paesologo, alla base di “Viaggio nel cratere”… Il volume pubblicato da Sironi conquista il lettore fin dalle prime pagine.
Antonio Turi, La nuova ecologia
Brani come I paesi della cicuta, Il galateo del rancore, Globale o rurale? Sforacchiano lo smog delle ovvietà come fari allo xenon. Con l’aria di limitarsi a rispolverare il “tutto il mondo è paese” Arminio scombina parecchie comode categorie.Elio Paoloni, Corriere del mezzogiorno (edizione barese) Pieno di riflessioni critiche e con immagini poetiche, Viaggio nel cratere è un piccolo grande libro, un brillante rapporto sull’odierna Irpinia, che riflette la ruralizzazione del mondo.
Vincenzo Romeo, Il giornale d’Italia
Arminio ci porge il collasso del mondo così come lo registra la pelle dei luoghi apparentemente “esclusi” dal mondo.
Alberto Rollo, L’immaginazione
Il pregio fondamentale dell’opera è l’aver saputo coniugare l’analisi sociale e la descrizione urbanistica con l’introspezione psicologica in una sintesi di elevatissimo contenuto letterario, che fa di Franco Arminio uno scrittore ed un comodi cultura, che onora la nostra provincia.Generoso Benigni, Nuovo Meridionalismo Viaggio nel cratere di Franco Arminio è uno di quei libri che riconciliano non solo con la prosa ma anche con il senso della poesia se con questa parola coincide ancora con un fare del linguaggio contro l’arroganza di ogni potere con il tentativo di capire da dove “venga un qualche sentimento”… Arminio che scrive poesia e la conosce, in questo libro non se ne serve, al contrario la “serve”… Viaggio nel cratere è un elogio dell’attenzione, o meglio è il risultato di un’attenzione esercitata con devozione religiosa nel vero senso del termine: preoccupata di stabilire legami, di custodire, di capire come organismi diversi, persone diverse e tempi diversi possano ancora dialogare tra loro nel paesaggio di un’Italia che non si sa più bene cosa stia diventando se non una delle periferie di un mondo sempre più “paesano” stavolta nel senso peggiore del termine, fatto di risse, rancore, fedi asservite alla superstizione e ai potenti… Arminio non fa polemiche letterarie, indica quelle che secondo lui restano le cose importanti: sapere guardare i monti, scrutare l’orizzonte ma anche la buona gente che lavora ogni giorno, riconoscere la gentilezza. Il cratere lo abbiamo in noi e ognuno dovrebbe provare a raccontarselo attraverso un diario della discesa e della salita. Arminio ha fatto questo tentativo e anche per questo Viaggio nel cratere è un documento che resterà. Antonella Anedda, La Gazzetta di Parma Non cerca spiegazioni sociologiche; le sue pagine sono di struggente bellezza, un diario di viaggio che svela continuamente il poeta.Mario De Filippis, Quotidiano della Calabria C’è nella sua scrittura piana e profonda, una sottile, ma non per questo meno forte e meno evidente, resistenza alla “modernità”, qualcosa che ci fa pensare a Pasolini.Giancarlo Susanna, Railibro L’autore compone un mosaico le cui tessere – lo si capisce dopo un po’ – sono i paesi stessi. L’immagine che restituiscono è inquietante, perché racconta di una realtà che, in fondo, riguarda tutti noi e non solo lontane storie d’Appennino.Davide Musso, Altreconomia In Viaggio nel cratere ci sono frasi che rimangono, che sottolinei per ricordare meglio…Il solo ottimismo di queste parole è quello dell’intelligenza delle cose, già di per sé un valore inestimabile, una riuscita personale anche di fronte a un fallimento ubiquo.Vincenzo Maria Oreggio, Il cittadino La grande forza di questo libro, che si innesta nell’alta tradizione della letteratura e della memorialistica civile del Sud, sta nella scrittura… Tutte le risorse della scrittura, quindi, concorrono a fare di Viaggio in Irpinia d’Oriente un libro fuori dal comune: che “si legge come un romanzo”, “commuove come una poesia”, informa come un reportage”, “fa indignare come un pamphlet”. Un libro nel quale non c’è una sola frase che non lasci una traccia nella mente del lettore.La Nuova Basilicata In pagine piene di passione civile e sorrette da una scrittura lucidissima, ci racconta l’Irpinia d’oggi e la zona del “cratere”, dove nell’Ottanta ci fu il grande terremoto. Ci racconta, soprattutto, come vive e sopravvive la gente in un paese dove la terra “trema sempre”.Antonella Mancini, Bari Sera
Estratti da alcune recensioni fin qui uscite sull’ultimo libro di Franco Arminio “Circo dell’ipocondria”,
Renato Pallavicini, L’Unita
Questo è un libro che richiede attenzione, un’attenzione totale, non “razionata”. È un libro in cui si “conviene” e da cui non è possibile disperdersi. Antonio Prete, LiberazioneAppena chiuso il libro dopo la lettura, mi si presentano , come fossero altrettante guide d’accompagnamento, nomi illustri, dovrei evocare anche Caproni poeta, appunto per la leggerezza meditativa e funambolica dei versi dello stesso Arminio. Massimo Onofri, DiarioUno scrittore che è, prima di tutto, un poeta: e che sa lavorare di metafora con impressionante capacità di messa a fuoco…Scrittore di rara vitalità, per forza di autodepotenziamento. Datemi retta: uno come Arminio in giro non ce n’é.
Marco Belpoliti, L’Espresso
Leggere Arminio è un’esperienza indimenticabile. Magrelli ha scritto che la sua ipocondria è elevata a regime psicopolitico. Vero. Nessun autore è così sovversivo e nel medesimo tempo così comico come Arminio.
Marco Lodoli, La Repubblica
Un libro che non ha uguali nel nostro panorama.
Michele Trecca, La Gazzetta del mezzogiorno
C’è una letteratura prigioniera della forma che, inseguendo il bello, si dimena come un animale in gabbia e quindi offusca le proprie ragioni e perde forza. Le parole di Franco Arminio, invece, sono una linea retta fra se stesso e il lettore: hanno il calore della materia in movimento verso l’altro.
Generoso Picone, Il Mattino
Come il Rip di Irving che dopo il giro torna nella sua comunità trovandola profondamente modificata eppure uguale, Franco Arminio lasciai suoi ceselli poetici e anche il suo indagare walseriano per approdare a quello che pare essere il punto di fuoco della sua scrittura, all’attore centrale della sua scena: il personaggio Arminio.
Livio Borriello, Stilos
Per rendere giustizia alla grazia con cui il testo frequenta la morte si dovrebbero fare i nomi dei mistici, Maria Maddalena de’ pazzi, magari, o Boheme, o gli orientali, di coloro cioè che sanno (o presagiscono o calcolano)che in qualche modo la morte è riscattabile, è la fine di un inizio, diversamente trascendentale. Nello stesso modo nella disperazione di Arminio freme sempre quella felicità stilistica che contraddice e riscatta la coscienza della fine.
Mirella Appiotti, La Stampa
Un bellissimo dvd intitolata “la terra dei paesi” è allegato al circo dell’ipocondria, terzo lavoro in appunto di Arminio, che non si definisce scrittore bensì paesologo della sua Irpinia: un originale personaggio “trino”, come scrive Magrelli nella presentazione, perché poeta, cineasta e narratore, qui funambolo dell’aforisma e che della propria originalità ha fatto addirittura una malattia.
Camillo Langone, Il Foglio
Arminio scrive testi curativi la cui efficacia dovrebbe essere giudicata dai critici letterari ma da medici omeopatici:il “Circo dell’ipocondria” agisce grazie l principio di similitudine e può dare sollievo a molti psicotici. Gilda Policastro, Alias (Il Manifesto) Il videoviaggio “La terra dei paesi” fornisce la chiave di accesso a un fondato discorso di avvicinamento sociale (nel senso di umano, alla maniera, proprio, dell’umana compagnia della Ginestra, ancora leopardiana): “vai nella piazza degli altri”suggerisce la voce recitante, coi versi di Arminio. Francesco Durante, Il Corriere del mezzogiornoUn libro vertiginoso, da tenere sul comodino per dormire sonni agitati.
Paolo Saggese, Corriere
Il suo pessimismo è analogo a quello leopardiano così come l’unica via d’uscita è la scoperta di una nuova umanità.
Caterina Viola, La repubblica, inserto salute
Paesaggi di pietre e silenzio, paesaggi dell’anima, nevrosi esistenziale dello scrittore, uno dei più originali di questi anni. Serena Gaudino, La Repubblica (Napoli)È un libro intenso, pieno di emozioni e di acute riflessioni.
Stefano Raimondi, Pulp
Arminio- e la confidenza che questo nome al termine della lettura regala è davvero impareggiabile- procede per passeggiate sensoriali, per camminate coscienziali, dando al testo il rigore di una appunto che circola con la stessa ombratilità delle pale eoliche, disseminate sul proprio paesaggio irpino.
Nunzio Festa, Giornale di Basilicata
E’ un libro duro e spietato per tutti, perché “quando scrivi i pensieri si devono impaurire”, e la sua lettura.
Alberto Casadei, L’immaginazione
Ottimo primo volume (che comprende anche tre illuminanti contributi di Valerio Magrelli) della nuova collana Fuoriformato diretta da Andrea Cortellessa per Le lettere.
Davide Barilli, La Gazzetta di Parma
Nel suo solipsismo beckettiano (più che di Cioran) Franco Arminio scava la fossa della propria scrittura scendendo sempre più a fondo, verso i cunicoli sotterranei, nel buio della propria originalità, in cerca di una vertigine che si faccia fuoco.
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