intervista di 8pagine a franco

OTTOPAGINE  11.4.2008
1) Come è nata la sua candidatura con il PD?

 

La direzione provinciale ha definito una rosa nella quale era compreso il mio nome. Immagino che abbiano pensato a me come rappresentate di quella che loro chiamano “società civile”. Le tappe successive le ignoro. E non sono state tappe gloriose. La “casta” non si può smantellare da un giorno all’altro.  

2) La sua posizione non è direttamente eleggibile, eppure ha deciso di mettere a disposizione il proprio impegno e la faccia in questo progetto. Perché?

Io vivo qui, i paesi dell’Irpinia sono un po’ i miei attrezzi da lavoro. Credo che senza l’Irpinia non ci sarebbe la paesologia. Il passaggio alla politica non avviene perché mi sono candidato, ma perché tutto il mio lavoro paesologico è intimamente politico. Preferisco comunque l’assurdità di essere candidato con la certezza di non essere eletto all’assurdità di essere candidato con la certezza di essere eletto. In questo caso, per esempio, non credo che avrei avuto intorno a me le belle persone che stanno seguendo i miei viaggi per i paesi. In fondo questi amici riconoscono la natura ideale del mio impegno. Credo anche che la mia lingua avrebbe preso un’altra piega, meno libera, più prudente. Io ho deciso di rappresentare il PD senza l’ambizione di convincere tutti. La mia è una posizione che non cerca compromessi e compiacimenti. Non mi adeguo alla pratica della menzogna che sembra naturale in politica. Mi pare che il PD al momento sia il partito che consente una bella libertà d’azione. Ho messo su un gruppo che si chiama Laboratorio Democratico con la massima autonomia. Spero che questa condizione si mantenga anche per il futuro. Sarebbe una prova ulteriore che questo partito vuole veramente cambiare la politica. Spero che non saranno nominate in ruoli importanti persone competenti solo in fatto di servilismo: penso alla sanità, solo per fare un esempio. Spero che non sarà dato spazio a chi vuole arricchirsi con la politica o a chi si è già arricchito con essa.

 

3) Il PD è in grado di rispondere alle domande di innovazione e di rinnovamento che vengono dalla società?

Intanto dalla società, purtroppo non vengono solo domande di innovazione e rinnovamento. Se così fosse sarebbe molto facile il compito della politica. La società esprime anche chiusure egoistiche e inerzie morali, condizioni che spiegano il consenso a un personaggio come Berlusconi. Quanto al PD penso che il suo valore è ancora tutto da mostrare. Ci sono delle premesse incoraggianti, ma guai a pensare di aver fatto chissà che. C’è tutto un lavoro da fare per dare una lingua vera alla politica. Quella di adesso è una lingua povera, tutto un ruminare di frasi fatte. Si possono ascoltare centinaia di comizi senza che rimanga impressa un’immagine, una parola inconsueta. Dopo le elezioni il rinnovamento avviato deve farsi ancora più radicale. C’è ancora troppa gente nel PD che non ha più niente da dire e da dare. Un partito che si appresta a governare una nazione depressa in un mondo seriamente minacciato da una catastrofe ambientale non può avvalersi dei soliti politicanti che abbiamo conosciuto.

4) In questo contesto, qual è il ruolo che può giocare l’Irpinia. La politica si esaurisce nell’esperienza demitiana o, al contrario, c’è spazio per qualcosa di diverso che vada oltre?

Non credo affatto che la politica si esaurisca con l’esperienza demitiana. Direi al contrario che la politica demitiana è un’esperienza esaurita. A me non interessava nel passato e non mi interessa adesso.

Ho già detto in un’intervista a un altro giornale che a me De Mita interessa dal punto di vista psicologico e se vuole anche dal punto di vista filosofico. Insomma, è una persona con cui andrei volentieri a cena perché sicuramente non mi annoierei.

 

5) La sua attenzione per i paesi e le comunità dell’Irpinia l’ha contraddistinta in tutta la campagna elettorale. Quali risposte ha avuto dalla gente?

 

Intanto la prima risposta è stato questo gruppo che si è formato e che visita insieme a me i paesi. Non è gente arruolata perché io sono il dirigente dell’ente in cui lavorano. Vengono non per fare numero ma per parlare e ascoltare. Tra le persone che mi seguono non ce n’è una che non abbia svolto in qualche occasione un suo intervento.

Quanto alla gente devo dire che la risposta è sorprendente. Baudelaire diceva che la massa può amare un poeta solo per malinteso. Evidentemente in qualche caso questo malinteso si è creato. In fondo mi viene riconosciuto il fatto che ormai da tanti anni racconto l’Irpinia e che ho svolto un lavoro enorme in questa terra. E poi devo dire che non ci sono mai state due serate simili. Io non faccio discorsi in fotocopia. Mi lascio prendere dall’umore del momento, dalle facce che ho davanti. A Paternopoli non ho parlato come ho parlato a Carife o a Montoro. Forse le persone percepiscono in me delle verità che loro hanno smesso di proteggere. Quando parlo dei paesi è come se riattivassi un senso di colpa che molti hanno, la colpa di aver voltato le spalle ai propri luoghi, di aver pensato più agli interessi personali che a quelli della comunità. Ora per fortuna sta tornando un sentimento comunitario e la politica del PD può essere un importante elemento di risocializzazione.

 

Come interagisce la politica con la sua attività letteraria?

 

Le due cose direi che non sono staccate. Certo questo non è un periodo in cui leggo o scrivo molto. Avevo cominciato un diario delle mie giornate elettorali, ma poi l’ho interrotto. Ho interrotto anche il montaggio di un video e la collaborazione ai blog letterari. Sono riuscito solo a rifinire gli ultimi dettagli di un libro che uscirà a luglio con Laterza. Il titolo, Vento forte tra Lacedonia e Candela, forse già dice qualcosa dell’argomento.

6) Un’ultima cosa: faccia un appello agli elettori dell’Irpinia in vista delle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.

L’appello è a considerare che un altro governo Berlusconi non risolverebbe nessuno dei nostri mali. Il PD non è il paradiso, ma è un tentativo di cominciare una storia nuova. Non sarà una storia facile, ma al punto in cui siamo è veramente da masochisti affidarsi al rigattiere di Arcore. Credo che valga la pena di provare un partito nuovo, visto che le storie vecchie ci hanno procurato solo amarezze e delusioni.

Quale che sia la vostra età, il voto al PD è un voto giovane. Quale che sia la vostra età, il voto a Berlusconi è un voto vecchio.

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