Caro Franco,
scrivo per la prima volta nn perchè sia, per assunto, restio a farlo ma perchè, giunto ai 40 ho deciso di rinunciare all’attivismo civile e culturale (che tanto mi ha dato ma molto mi ha ha tolto) in favore di una sana attività che calmi le mie gastriti, assicuri ai miei figli luoghi di vita ma non mi riporti allo spreco di energie, passioni, entusiasmi ed amicizie che oramai cominciano a scemare. Molti, questo, la chiamano saggezza, altri opportunismo io, ora, lo chiamo percorso di vita.
Quindi, nel merito: questa campagna elettorale è scialba perchè la legge elettorale gestita dagli uomini del sempre lo impone. Non è più necessaria la preferenza, così, il clientelismo dei piccoli va contrattato direttamente con i capibastone candidati in posizione utile. La singola, millantata potenzalità a raccogliere richieste di favori (leggasi voti), per questo, sarà verificata poi, sezione per sezione, con la conta postuma dei voti totali.
Anche i capibastone di prima classe, non hanno più capacità di gestire la massa, ontinuano comunque ad usarla ma per quello che essa permette, gestirle è diventato difficile. Così, le campagne elettorali si svolgono nel chiuso di bagni di folla organizzati, dedicati unicamente a rafforzare la visibilità e la senzazione di vicinanza alla “posizione utile”, dei singoli capibastone “in seconda” all’interno dei loro mandamenti assegnati (lo slang cammoristico è d’obbligo).
Gli invitati ed interessati al bagno, quindi, sono solo gli amici degli amici, l’interesse a coinvolgere altri non c’è più, questo è lavoro per i capomandamento. A loro è assegnato, dalle “posizioni utili”, un budget di promesse da spendere per aumentare il proprio prestigio locale, quindi , quello dei livelli superiori.
Non ho velleità buddiste (anche se la bandiera del Tibet, sfidando il veto prefettizio,lo appesa sul pennone del Comune di Avellino nel 1995) ma di questa situazione è possibile invertire la tendenza.
Proprio noi (il laboratorio democratico), che non abbiamo e non possiamo avere speranza elettoralistiche presenti o clientelari future in quanto dichiaratamente uniti, con la tua candidatura e le nostre singole storie, in un progetto alternativo a quello delle “posizioni utili”, siamo moralmente (nn avrei mai pensato di usare questa parola) giustificati a fare il contrario di quello che fanno gli altri,a percorrere quei percorsi comunicativi che gli altri non possono più fare.
Avendo noi già la piena proprietà e consapevolezza degli spazi altri della politica adesso possiamo/dobbiamo, sicuramente con esiti oceanici molto minori alla storia degli altri, invadere anche quegli spazi che per gli altri, ” i posizionati”, non sono più utili, anzi deleteri.
Le piazze, i bar, il volantinaggio, i comunicati stampa non come luogo della conferma o ricerca dei numeri ma dell’avventura, della testimonianza devono aumentare di frequenza e con grande informalità (mai casualità) essere funzionali all’obiettivo di renderci visibili tanto ai “palermitani” quanto ai “corleonesi”.
Nelle assemblee tenute e di più nelle comunità virtuali, ho visto essere molte le presenze di chi partecipa al progetto Lab.Dem. lo sforzo da fare adesso, più che la ricerca della riunione di tutti in un giorno ed in un luogo è la traslazione della spazialità virtuale da internet ai banchetti o ai comizi che ognuno può organizzare nella propria comunità. Come l’intuizione di creare uno strumento che coinvolgesse i pensieri, adesso servono strumenti per l’estensione delle azioni. Un megafono, una fotocopia bianco e nero ma una stessa filosofia e possibilmente la tua presenza, in tanti luoghi.
Trovo in tutti noi ancora troppo vincolante la possibilità salvifica di riversare sul web o in un discorso tra amici le proprie ansie, per questo, riconoscendo ai luoghi del pensiero che adesso ci contraddistinguono (internet, incontri/seminario, assemblee tra consapevoli…) il grande valore di utopia realizzata adesso ci serve di più organizzarli quali strumento, non obiettivo, di un percorso polico che deve portare alla presenza reale ella politica concreta. Un pdf da scaricare e distribuire o affiggere nei bar del proprio paese, un testo quotidiano, leggero ma esauriente da poter inviare da ognuno dei partecipanti al Lab.Dem. alla propria mailig list, poi… tanto altro.
Il meccanismo è sempre lo stesso: “figlia sienteme, nuora mia ‘ntiendeme”, e perchè le nostre “nuore” ci capiscano, dopo le elezioni e quindi (fa male dirlo ma è così) considerare le nostre programmazioni nel loro futuro, è necessaria non la conta delle questue ma della capacità di azione.
La necessità che abbiamo, se posso estendere anche a voi il mio perchè collaborare al Lab. Dem., è quella di testimoniare (a questa parola credo di più) tanto agli aspiranti capibastoni, quanto ai clandestini illuminati la presenza nel PD di esistenze altre, non migliori, non peggiori ma sicuramente altre.
Una testimonianza alternativa alle “posizioni utili” ma di più, a coloro che “posizione utile” lo sono già stati e per volontà, caso o troppa ingordigia sono stati resi inutili e adesso, al grido di battaglia: ” arind ‘o ‘mbruoglio, ‘mbruoglio aiutici”, suonano la carica di ritrovate verginità.
Il PD è la sua potenzialità maggioritaria, bi/tripartitica è l’unica utopia che smuove la mia presenza in questo progetto, il culo o la capacità di Veltroni a realizzare in pochi giorni quanto, in tanti anni, con altri pragmatici della politica abbiamo disperatamente tentato: la certezza che “adesso si può”.
Per questo prima che gli alternativi di turno si impossessino del nuovo territorio conquistato ed in accordo con gli ex latifondisti della politica rialzino nuovi steccati lottizzando le future possibilità di speranza, tocca a noi diventare maggiormente visibili, popolari e popolareschi.
MARIO PAGLIARO
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