Perché votare per un poeta?
Paolo Saggese
In questi giorni di campagna elettorale, un gruppo di intellettuali, che ha nel passato in vario modo scelto militanze politiche o che al contrario era lontano dalla politica da anni, o non se ne era mai occupato, ha deciso di sostenere la candidatura di Franco Arminio al Senato. Anche per questo è nato il “Laboratorio democratico per il Pd”. Beninteso, si tratta di una candidatura definita “non utile”, secondo i parametri della politica local - nazionale. Tuttavia, per noi non è assolutamente “inutile”, anzi è utilissima. Utilissima, perché per la prima volta in Irpinia un grande partito come il Pd individua un poeta quale rappresentante ideale di un territorio. Già questo ha qualcosa in sé di rivoluzionario. E ancor più rivoluzionario è il fatto che questa presenza possa rappresentare per i cittadini irpini garanzia di un cambiamento, ideale, del modo di fare politica nel Sud. Diamo forza, in tal modo, non a chi vuole semplicemente camminare, o sa solo strisciare, su questa terra, ma diamo forza a chi sa e vuole volare.
Del resto, Franco Arminio è sempre stato un intellettuale militante: ha scritto libri significativi, di poesia e di prosa d’arte, per case editrici anche di rilievo nazionale, apprezzati, persino celebrati, dalla critica e dal pubblico. È perciò in ambito nazionale uno dei rappresentanti più noti della cultura irpina. Ma ha scritto anche su molti quotidiani locali e nazionali una serie impressionante di interventi volutamente ed esplicitamente militanti.
Ha perciò fatto Politica da sempre, come poeta e paesologo, e da sempre ha stigmatizzato la crisi perenne della politica e del civismo del Sud e dell’Italia tutta.
Al proposito, vorrei soltanto ricordare gli interventi, illuminanti e “pasoliniani”, del “Diario civile”, libro edito per i libri della Elio Sellino editore, nel lontano 1999, con prefazione di Generoso Picone.
In questi scritti militanti, articoli scritti tra il 1998 e il 1999 e raccolti in volume, Franco Arminio esprime l’urgenza dell’impegno, necessario per modificare il nostro mondo. In coerenza con il pensiero di Sartre, ma anche di Albert Camus, Franco Arminio ha scritto interventi di alto valore intellettuale e morale sui paesi irpini spopolati, inquinati, sulla ricostruzione sbagliata, sulla democrazia, sulla questione dei rifiuti, sulle morti sul lavoro, sui giovani, sulla loro solitudine, sui suicidi, sul sistema della partitocrazia, sulla funzione degli intellettuali in Irpinia. Piuttosto che fuggire dal Sud, come spesso l’intellettuale di provincia, è restato sull’altura ed ha dedicato ad essa la sua vita.
Sugli intellettuali, il 25 settembre 1999, ha scritto: “Qualche settimana fa un giornalista di una televisione locale si lamentava degli intellettuali irpini. A me pare che in questa provincia ci siano tante cose di cui lamentarsi, ma non certo di una diffusa vivacità intellettuale”. Sul “nichilismo delle liste”, ha opportunamente osservato, il 18 maggio 1999: “Finita la squallida e cigolante animazione di quelli che hanno tramato le liste con l’uncinetto dell’adulazione e le ispide lance del vituperio, adesso aspettiamo che venga fuori un sogno, un pensiero sul futuro. In riunioni pubbliche e in riunioni clandestine si gira sempre intorno alle stesse domande: con chi dobbiamo allearci, con chi dobbiamo trattare?”. Sui giovani, invece, ha osservato, sempre nella primavera di dieci anni fa: “A vent’anni l’Irpinia è l’ultima cosa che passa per la testa. Si sta qui, ma con la smania di andare a stordirsi altrove”. Questi giovani sono “ospiti, estranei a quel poco di vero e di essenziale che ci può essere in un’esistenza”.
Sui politici e sulla vuotezza di molte proposte, ha scritto aforismi eccezionali. Molti partiti “hanno capito una cosa che astrusi filosofi vanno indagando da tempo: oggi il reale è sempre più irreale e dunque anche i problemi del reale sono irreali”.
I morti sul lavoro vengono rappresentati con struggente e mesta poesia, oppure sull’emergenza rifiuti ha osservato, nel 1998: “L’emergenza rifiuti in Irpinia è un po’ come un fiume carsico: lunghi momenti in cui tutto scorre al buio, nell’indifferenza generale, e poi improvvise emersioni in superficie della questione. Ora è uno di questi momenti e il naviglio della politica in perenne avaria, sempre ligio al rituale del lamento e della recriminazione, fa segnalare la volontà di riprendere in mano la rotta, senza lasciarla a commissari e prefetti con l’anima gelata e rannicchiata sulle carte”.
Tutto ciò Franco Arminio scriveva dieci anni fa. Poi ha continuato le sue riflessioni in altri libri, da “Viaggio nel cratere” al “Circo dell’ipocondria”. Ma già allora il poeta - paesologo aveva intrapreso la sua testimonianza, che ha ancora oggi valore di attualità. Nel segno di questa coerenza intellettuale, di questa lungimiranza, di questo ideale alto della politica e della vita, ci è sembrato giusto vedere in Franco Arminio un uomo che possa contribuire decisamente alla rivoluzione culturale ed ideale necessaria nel Sud e in Irpinia, e di cui Veltroni è indiscussa guida e artefice.
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