FRANCO ARMINIO

Franco Arminio è nato nel 1960 a Bisaccia in Irpinia d’Oriente dove vive facendo il maestro elementare e il paesologo. Prima di occuparsi di paesi ha scritto moltissimi versi. In prosa ha scritto Diario civile (Sellino); Viaggio nel cratere, (Sironi); Circo dell’ipocondria (Le lettere). Negli ultimi anni ha realizzato alcuni documentari: Viaggio in Irpinia d’Oriente (insieme a Paolo Muran), La terra dei paesi e La voce dell’osso.Collabora a vari giornali e riviste, locali e nazionali, tra cui l’Unità, Genteviaggi, il Corriere del Mezzogiorno, Ottopagine. 

Scrive per necessità, per lo stesso motivo per cui respira. Non ama definirsi uno scrittore, ma un «paesologo», ovvero «uno studioso di quei particolari organismi che sono i paesi», quelli con la “p” minuscola per intendersi. Secondo alcuni critici letterari è un neorealista alla Pasolini, secondo altri un meridionalista alla Carlo Levi.

Franco Arminio, 46 anni, irpino, è insieme poeta, scrittore, regista; ha pubblicato numerose raccolte di versi; suoi racconti sono apparsi su il Manifesto, Diario, il Semplice e su diverse antologie. Collabora al Mattino di Napoli, dirige la rivista di poesia Altofragile, ha realizzato il film Viaggio in Irpinia d’Oriente. È autore del reportage narrativo Viaggio nel cratere (Sironi, 2003), il libro che lo ha consacrato tra gli scrittori più interessanti della letteratura italiana contemporanea. Recuperando la tradizione dei grandi meridionalisti irpini come Francesco De Sanctis e Guido Dorso, Franco Arminio in questo suo libro riprende l’indagine sul Meridione d’Italia - la zona dell’Irpinia sconvolta dal terremoto del 1980 – riuscendo a coniugare uno stile narrativo straordinario all’impegno civile e all’analisi psicologica.

.Intervista di Danilo Di MitaPerché scrive? Potrei rispondere con le parole della poetessa polacca che ha vinto il Nobel qualche anno fa: “Preferisco il ridicolo di scrivere a quello di non scrivere”. A parte le preferenze, credo che ormai per me sia una faccenda che s’inscrive nell’ordine della necessità. È un po’ come se lei mi avesse chiesto: perché respira, perché dorme? Che cosa faceva prima di diventare uno scrittore? Non so bene che cosa significhi essere scrittore. Preferisco essere definito “paesologo”. Scrivo dall’età di 15 anni, tutti i giorni, per molte ore al giorno. Prima giocavo a pallone, con l’identica ossessione. Qual è il libro più bello che ha letto nell’ultimo anno? Sinceramente devo dire che non c’è un libro che mi abbia colpito particolarmente. Comunque ci sono autori a cui torno molto spesso e sempre con grande piacere; penso, per stare agli italiani, a Manganelli. Com’è lo stato di salute del romanzo italiano? Io non amo molto i romanzi e quello italiano non mi pare che abbia mai goduto di gran salute. Ora ci sono molti giovani scrittori piuttosto bravi, ma credo che sia proprio il romanzo come genere letterario ad essere una forma ormai quasi impraticabile. La cronaca di un quotidiano le ha dato mai spunto per un romanzo?Spesso do uno sguardo ai giornali locali. Da loro traggo spunto per i miei articoli. Romanzi, ovviamente, non ne ho mai scritti, e non intendo scriverne. Quali rapporti ha con i suoi lettori? Scrivere serve essenzialmente a metterci in contatto con persone che altrimenti non potremmo mai incontrare. Il mio ultimo libro mi ha permesso di conoscere delle splendide persone. Forse in questo momento i rapporti migliori che ho sono proprio con quelli che amano ciò che ho scritto.                                   

http://verderosa.wordpress.com/2008/02/02/il-mio-amico-franco-arminio/

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