Un laboratorio democratico per il Pd irpino
Paolo Saggese
In questi giorni, i cambiamenti si susseguono con impressionante celerità. Tanti piccoli, grandi terremoti fanno saltare questa nostra terra “ballerina”. Scosse di assestamento di varia entità si registrano a ritmi frenetici.Finalmente la terra non balla, qui in Irpinia, soltanto per terremoti distruttivi. Questo “terremoto” può essere utile, può servire a fare chiarezza, è stato anzi salutare. Molti lo attendevano da tempo. Forse solo oggi, qui, in Irpinia, ha inizio la Seconda Repubblica, perché la maggior parte dei politici della Prima Repubblica hanno sino ad ora conservato gran parte del potere di un tempo. Questi stessi, in molti partiti, saranno tra l’altro candidati e in grande evidenza. È invece ora di un cambiamento generazionale: è nei fatti, è nella natura delle cose, è nelle scelte, che sono state compiute, probabilmente alcune avventate, e non completamente meditate. Eppure, è stato meglio così: si è fatto chiarezza.
Si è chiarito, grazie anche alle scelte di Veltroni, che il Partito democratico debba essere un partito nuovo (non un nuovo partito) senza vecchi politici, nel senso che un partito nuovo, che voglia veramente essere la novità, che tutti o molti aspettano, debba camminare necessariamente su gambe nuove, debba rispondere ad esigenze e richieste di un mondo diverso da quello di dieci anni fa, o persino di un anno fa.
Il doloroso travaglio, che sta vivendo oggi il Pd in Irpinia, poteva essere certo evitato, ma era forse necessario.
Adesso, occorre voltare pagina, pensare davvero al presente. Adesso, si può veramente cambiare l’Irpinia
Oggi, è caduto il muro di Berlino dell’Irpinia.
Perciò, se si vuole cambiare, se questo partito nuovo vuole essere l’artefice del cambiamento, deve ripudiare qualsiasi forma di politica intesa come cinico accaparramento e controllo del potere, deve ripudiare qualsiasi forma di clientelismo. Deve porre al centro non il potere, ma il territorio, le comunità, gli uomini e le donne di questa terra. Deve essere il partito delle idee, del pensiero, delle persone, delle comunità, della cultura, ovvero di tutto ciò, di cui la politica e i politici di oggi spesso non vogliono sentir parlare.
Dobbiamo realizzare un partito delle idee, e perciò abbiamo dato vita ieri a Castelfranci, ospiti del Centro studi “Giordano Bruno” dell’amico pittore Felice Storti, al “Laboratorio democratico per il Pd irpino”, un’associazione, cui tutti i cittadini possono aderire, liberamente, non solo gli iscritti al Partito democratico, ma anche simpatizzanti, curiosi, persone disposte a confrontarsi, a discutere, intellettuali, poeti, scrittori, architetti, artisti, giovani, artigiani, imprenditori, persone, che si definiscono “comuni”, di qualsiasi estrazione. Vorremmo che la società civile, questa famosa società civile di cui tutti parlano, ma nessuno ascolta se non attraverso i sondaggi, divenisse la vera protagonista della campagna elettorale. Ora tutto può accadere: il vero rinnovamento è nei cuori e nelle menti degli elettori.
Questo “laboratorio” sarà luogo di discussione, itinerante, che porterà le questioni aperte dalla campagna elettorale tra le persone, nelle comunità, ascolterà gli elettori riflettere sul nostro futuro, abolirà i comizi per sentire il territorio, sarà luogo di democrazia. Sarà strumento di formazione sul campo di una nuova classe dirigente per l’Irpinia: per troppo tempo, in realtà da dopo la caduta del fascismo, l’Irpinia è ferma, perché le classi dirigenti formatesi allora, dal vuoto del potere a seguito del crollo della dittatura, hanno bloccato la democrazia, cooptando semplicemente senza ricambio i quadri dirigenti dei partiti, senza tener conto della società civile.Questo “laboratorio” vorrà offrire gli uomini, che potranno essere la forza aggiunta del nostro partito in provincia di Avellino.
Si dovranno spendere come se fossero essi stessi, tutti, candidati, ma a patto che i vertici del Pd tengano conto delle istanze di cambiamento del territorio, guardino alla cultura e agli intellettuali come risorse da valorizzare e rendere protagonisti, accogliendo all’interno delle liste anche uomini e donne noti per il loro impegno nel sociale, sul territorio, in ambito artistico e culturale. In tal caso, la scelta di candidare Franco Arminio è non solo condivisibile, ma è anche un segnale importante per tutta la società irpina, ed è anche “utile” allo stesso Pd, perché un candidato proveniente dalla società civile può attrarre quell’elettorato indeciso e “antipolitico” più di altri candidati d’apparato. È in sé un valore aggiunto.
Si dimostrerebbe così che la politica finalmente è attenta a quelle istanze di cambiamento che diventano sempre più necessarie per un territorio che ancora stenta a trovare una propria identità in ambito meridionale e nazionale, e da cui sempre più giovani fuggono alla ricerca di un mondo migliore.
D’ora innanzi, è questo che vorremmo che si comprenda: la politica non potrà essere più quella che è stata sin’ora. Spetta a noi fare in modo che sia migliore. È questa un’occasione storica, per usare le parole di Guido Dorso, è una delle poche volte in cui l’Irpinia può decidere veramente il suo futuro, può scegliere la propria classe dirigente. Oggi ha inizio qui, la Seconda Repubblica, e forse anche la Terza. Perciò, proprio perché ci è offerta oggi, tra marzo e aprile del 2008, quest’occasione storica, noi vorremmo esserne protagonisti, e con noi, di questo cambiamento, i tanti giovani, le tante donne, i tanti irpini, che lo hanno atteso da sempre, e che forse più non vi sperano.
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pubblicato su OTTOPAGINE il 2 marzo 2008
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Apprendo con grande soddisfazione della nascita del Laboratori Democratico Irpino. Spero che contribuisca a far sì che la politica nella nostra provincia non sia più quella che è stata sino ad ora. Cogliamo quest’occasione per chiarire finalmente chi siamo e dove vogliamo andare. Scacciamo chi ha vissuto nell’ambiguità e vuole continuarlo a fare. Siamo protagonisti attivi del cambiamento e gridiamolo forte, ed oserei dire finalmente liberi da tanti condizionamenti.